CORVEZZO il 15-02-2019

Il BLOG del PROSECCO BIOLOGICO: Agricoltura biologica sotto attacco?




Nei giorni scorsi Legambiente ha emanato una nota firmata da numerosi ricercatori e docenti universitari in risposta diversi attacchi che l’agricoltura biologica ha subito, durante gli scorsi mesi, da parte di giornali ed esponenti della politica italiana.

Nel suo appassionato appello —che condivido e che vi invito a leggere— il presidente di Legambiente Stefano Ciafani mette in ­­luce egregiamente la debolezza di queste critiche, puramente ideologiche e prive di fondamenta scientifiche.
Fa sorridere come questi attacchi siano iniziati proprio a ridosso —guarda caso— dell’approvazione del testo unificato sulla produzione agricola Bio da parte della Camera nel mese di dicembre.

Cosa dice la nuova legge sull’agricoltura biologica

Nello specifico, il provvedimento definisce la produzione biologica come un’attività di interesse nazionale con funzione sociale ed ambientale.

I punti più importanti della nuova legge sono i seguenti:

·      Istituire di un marchio biologico italiano;

·      Adottare un Piano di azione nazionale per la produzione biologica;

·      Adottare un piano nazionale sulle sementi biologiche

Che si traduce nella possibilità per i piccoli produttori di vendere liberamente i loro semi;

·      Istituire un Fondo per lo sviluppo della produzione biologica;

·      Sostenere la ricerca tecnologica ed applicata al settore;

·      Implementare la formazione professionale;

·      Creare nuovi strumenti per l’organizzazione della produzione

Spazio a distretti biologici, certificazioni di gruppo, a nuove organizzazioni interprofessionali, al riconoscimento delle organizzazioni di produttori biologici e alla definizione di nuove intese di filiera.

Il ruolo dell’agricoltura biologica oggi

Da produttore di Prosecco biologico, trovo tutte queste iniziative estremamente sensate, soprattutto perché sono il primo a pensare che l’agricoltura Bio non sia la fine di un percorso, ma un mezzo che deve condurci verso processi produttivi sempre più sostenibili per l’uomo e per l’ambiente.

Come ha ben sottolineato il presidente di Legambiente, l’agricoltura Bio è uscita dal bozzolo di un consumo di nicchia, ha superato l’immagine di una produzione rivolta solamente ad una certa élite distante anni luce dal consumatore comune. Non sono io a dirlo, lo dicono i dati e credo basti guardare lo scaffale di un qualunque supermercato per poter affermare che l’offerta di prodotti a marchio Bio è aumentata notevolmente negli ultimi anni.

Donna che vende prodotti bio e prosecco biologico

Anch’io come Legambiente penso che invece di fare facili ironie spinti solo da ciechi motivi ideologici o da pregiudizi che non trovano fondamento su motivazioni scientifiche e misurabili, sia più utile investire su programmi di ricerca e sviluppo di nuove tecniche di agricoltura sostenibile. Per questa ragione, credo sia giusto allocare le risorse alla ricerca legata modello agricolo basato sull’agroecologia, piuttosto che sul vecchio modello di agricoltura convenzionale. Questo è proprio l’obiettivo che la nuova legge si pone.

Ecco allora che l’agricoltura biologica trova il suo ruolo naturale di leader nella ricerca di nuove rotte all’interno di un oceano di possibilità.

Il motivo?

L’agricoltura Bio è una pratica che mira alla sostenibilità come fanno anche altre certificazioni, ma è l’unica — insieme alla certificazione Biodinamica— che non conosce chiaroscuri.

Essa non consiglia —come per esempio fa la lotta integrata— di utilizzare meno sostanze di sintesi come linea guida per inquinare meno.

Al contrario, essa è intransigente e non conosce mezze misure:

“L’agricoltura biologica è un metodo di produzione legato alla coltivazione di vegetali e all’allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi).”

Tradotto: nel tuo vigneto o nel tuo Prosecco —a seguito di analisi da parte delle autorità competenti— vengono trovati residui di sostanze di sintesi? Il tuo prodotto non è Bio.

Non esistono mezze misure, non c’è spazio all’incertezza.

Gli attacchi all’agricoltura biologica

Di tutti gli attacchi rivolti all’agricoltura biologica degli scorsi mesi —dai giornali ai telegiornali fino quello che mi ritrovo a dover leggere ogni santo giorno nei commenti dei social network— spicca sicuramente la dichiarazione rilasciata della Senatrice Cattaneo.

Le imprecisioni della Senatrice sono state molte. Tuttavia, nell’immenso calderone di inesattezze e verità più o meno manipolate dette dall’Onorevole Cattaneo, alcune mi hanno colpito particolarmente:

  1. “Il biologico è solo una procedura di produzione, non di gusto o di qualità finali migliori”
  2. “Chi avvia un’azienda biologica rinuncia a pesticidi e fertilizzanti di sintesi (ma non agli agrofarmaci autorizzati dai protocolli di certificazioni autorizzati dai protocolli di certificazione bio, come prodotti a base di rame, il cui impatto ambientale è tutt’altro che nullo vista la loro permanenza nei terreni per decenni) […]”
  3. “La Rivoluzione Verde ha dimostrato che l’agricoltura più sostenibile è quella intensiva: grazie ai nuovi fertilizzanti, agli agrofarmaci e alla meccanizzazione dell’agricoltura (tutti odierni nemici delle tendenze “bio” e del mitologico “ritorno alla natura”). […]
    Ciascuno deve sentirsi libero di decidere in che modo vivere, ma con la consapevolezza che alcune scelte cancellerebbero mezzo secolo di progressi per tornare a un tempo in cui si diserbava a mano, con gambe e braccia.

La risposta degli scienziati (e anche, umilmente, la nostra)

Accolgo con piacere il Contributo di approfondimento sull’agricoltura biologica pubblicato da un gruppo di docenti per la “Libertà della Scienza” che risponde direttamente a molte inesattezze espresse dalla senatrice Cattaneo.

Riassumo volentieri il contributo di questi docenti riguardo i 3 punti riportati qui sopra, inserendo anche il mio modesto punto di vista in qualità di produttore di Prosecco biologico 100% certificato.

1.    La qualità gustativa dei vini biologici a denominazione è certificata dalle autorità di controllo

In questo caso il mio disaccordo con la senatrice è totale. Non ho intenzione di dire che il mio Prosecco Biologico sia migliore di un Prosecco convenzionale. Tuttavia, mi sento di poter dire che l’agricoltura biologica ha portato enormi benefici qualitativi ai vini che produco; piante più forti, che producono uve che arrivano a maturazione in modo più equilibrato, con bucce più spesse e quindi più aromatiche, non possono che dare benefici al profilo aromatico del vino. In ogni caso, ricordo alla senatrice che, quando si parla di vini a denominazione come il Prosecco, biologici o no, essi devono essere sottoposti a valutazione da parte di una commissione di degustazione, scelta dall’ente certificatore, la quale accerta il rispetto degli standard qualitativi richiesti dal disciplinare.

Grappolo di Prosecco biologico

2.    537.000 ha di vigneto convenzionale VS 105.000 ha di vigneto bio: chi utilizza più rame?

La prima cosa che mi viene da dire è: sì il rame, in quanto metallo pesante, è un’inquinante.
Ci si dimentica però, come hanno egregiamente sottolineato i docenti nella loro relazione, che non solo il rame è utilizzato anche in agricoltura convenzionale, ma anche che esso è quasi sempre accoppiato ai principi attivi di dei prodotti di sintesi. Ci si dimentica pure che molti prodotti di sintesi utilizzati in agricoltura convenzionale sono sitemici e vengono quindi assorbiti dalla pianta e trasmessi al frutto. Il rame invece non viene assorbito dalla pianta e rimane solo sulla superficie del frutto, basterà una bella lavata e non ci sarà alcun pericolo per la salute!
Ricordo inoltre che fino alla fine del 2018 solo l’agricoltura biologica aveva un limite di utilizzo di rame di 6 kg per ettaro per anno, mentre le altre forme di agricoltura non avevano limiti imposti.

Immagine di cartellini per controllo quantità rame nel vigneto biologico di prosecco biologico

A partire dal primo gennaio 2019 la Commissione Europea ha deciso di fissare il limite per tutte le forme di agricoltura in Europa a 4kg/ha l’anno.
I detrattori del modello Bio diranno che è colpa dell’agricoltura biologica se questo limite è stato import per tutti, perché essa fa un uso massiccio di rame.
Credo che anche questa sia una grave falsità.
Il vigneto Italia copre una superficie totale di circa 642.000 ha, di questi solo 105.000 ha sono Bio (il 16,3% del totale). Davvero è possibile credere che l’Europa avrebbe deciso di mettere un limite per tutti a causa di una forma di agricoltura così minoritaria —e peraltro già regolamentata da anni sull’uso di questo metallo—?  O forse è più logico pensare che sia diventato necessario porre dei limi a quella parte preminente della produzione agricola europea non ancora normata sull’utilizzo del rame?
In fin dei conti, gli unici penalizzati da questa scelta della comunità europea risultano essere proprio i produttori Bio, in quanto si sono visti indeboliti sul loro unico strumento di difesa.

3.    L'agricoltura biologica è estremamente meccanizzata e orientata all'innovazione

Lo abbiamo già detto diverse volte, ma siamo costretti a ribadirlo forte e chiaro: l’agricoltura biologica non è l’agricoltura del nonno, è fatta di innovazione costante e tecnologia (e utilizziamo i trattori, non i cavalli!).

Sul serio, mi dispiace che ancora si pensi che il nostro disciplinare ci impedisca di utilizzare le macchine agricole, anche perché di fatto nell’agricoltura Bio tutti i diserbi vengono effettuati meccanicamente, questo perché l’utilizzo di diserbanti di sintesi è assolutamente vietato.

Stazione meteorologica nel vigneto di bio di prosecco biologico

Non dimentichiamo una cosa poi riguardo alla discussione su agricoltura e innovazione: l’agricoltore Bio ha molte meno armi per difendersi rispetto al produttore convenzionale e quindi la sua situazione lo costringe a progredire e ad ingegnarsi continuamente.
Ecco perché si investe molto in ricerca e test nell’agricoltura Biologica. Si investe per ridurre l’utilizzo di rame, sostituendolo per esempio con polvere di roccia e estratto di succo di arancio. Si investe in stazioni meteo e diffusori per i trattamenti sempre più precisi al fine di evitare gli sprechi e ridurre l’impatto ambientale. In altre parole, si investe per cercare di produrre di più in modo più sostenibile.

L’agricoltore Bio è innovatore di natura e guarda sempre al futuro!

Leggi, informati e continua a pensare

Essendo laureato in Economia, e non solo agricoltore che produce Prosecco biologico, è nella mia indole essere attratto dai dati.

Al di là di slogan ideologici e luoghi comuni, credo che il metodo scientifico e l’attenta analisi dei dati sia fondamentale per essere veramente liberi nelle proprie scelte.

Ti invito quindi a leggere attentamente i dati presenti nel comunicato di Legambiente e nel contributo dei Docenti per la libertà della Scienza (penso che li troverai illuminanti!)

Ti lascio con le parole, davvero lodevoli, di Stefano Ciafani (Legambiente):

“È fondamentale cambiare l’intero modello agricolo, evidenziando le numerose esperienza virtuose in atto e cercando di contaminare positivamente tutta l’agricoltura, senza criminalizzare nessuno, ma sottolineando gli enormi benefici apportati da un’agricoltura sostenibile alla salute delle persone e agli ecosistemi egli ingenti danni provocati, invece, dalla pratica intensiva e dall’uso di pesticidi.”

 

Happy Farmer